Ci si può innamorare di un luogo come di una donna? Assolutamente sì. Esserne tormentati, avvinti, non vedere l’ora di ritornarci? Avere il chiodo fisso, l’ossessione? Me lo assicura, per esperienza personale, Antonio Armano, giornalista e scrittore (premio Parise nel 2019 per un reportage dall’Ucraina), collaboratore del «Fatto Quotidiano», vogherese per nascita e da tempo afflitto dal Mal d’Est. Potrei definirlo uno scrittore di viaggi, ma se leggete i suoi reportage, vi sembrerà di cogliere da pochi, nitidi particolari, una straordinaria e spesso originale visione d’insieme. Da scrittore tout court.

Che cosa è esattamente il Mal d’Est, è come il Mal d’Africa?

Il Mal d’Est, un po’ come il Mal d’Africa, è una passione per la parte meno raccontata, pastorizzata e prevedibile del vecchio continente. Niente turismo, overturism o paesaggi già visti prima di arrivare in mille telefilm su Mediaset, come per la Miami di Miami Vice o altri luoghi comuni dell’immaginario occidentale. Terra di miti atavici, ghetti e shtetl (cittadine e villaggi dove erano confinati gli ebrei), multilinguismo, dace russe, architetture asburgiche e zariste o brutaliste, monasteri fortezza o monasteri prigione, grandi scrittori, tracce di un passato ideologico ora recuperato in chiave nostalgica e neoimperialista dai russi, quello sovietico. In altre e poche parole… Quell’aria magica di utopia andata a male. Qualcosa che è un po’ passione e un po’ patologia sia personale che geopolitica. Patologia geopolitica spesso sfociata in guerra, vedi Jugoslavia, Transnistria, Ucraina…

Capisco. Sarà che tu, quel territorio ex sovietico, lo conosci bene fin dai tempi del crollo del muro, quel 9 novembre 1989, che i più vecchi tra noi non si sono certo dimenticati. Poco dopo, sei partito per la Cecoslovacchia.

Periodo di grandi entusiasmi, di popoli liberati e desiderosi di aprirsi al resto del mondo, da cui erano stati segregati. La caduta dei tiranni, per dirla con un bellissimo libro di Arbasino. Arbasino non c’è più e i tiranni sono ritornati. Sono stato colpito dal Mal d’Est quando, all’inizio degli anni ’90, cioè poco dopo il crollo del Muro di Berlino, sono andato per caso

Questo contenuto è visibile ai soli iscritti

Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo.

Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.