Qualche settimana fa sono andata a pranzo da mio padre. L’ho trovato intento a impilare tutti i suoi libri e a parlare da solo, come fa sempre quando è molto arrabbiato. È una grave mancanza di rispetto, continuava a borbottare.
Succede che mia cugina si sposa e che noi due, figlia semi-orfana ed ex vedovo devoto, non siamo stati invitati al matrimonio. Il guaio è che la cugina si chiama Vera, come mia madre, come metà delle donne romagnole e tedesche, o come una stilista di abiti da sposa famosa. Un nome legato al mito e, per quanto mi riguarda, alla totale mancanza di senso della misura e di ragionevolezza. Com’era bella Vera, com’era intelligente e talentuosa Vera, com’era piacevole trascorrere del tempo con Vera, saresti stata fortunata a conoscere Vera.
Di certo ho conosciuto la seconda quando, viva e priva dell’aura del mito e della reverenza che spetta ai defunti, aveva circa otto anni e non voleva dividere la sua merenda con me. Penso di aver trascorso con entrambe le Vera una quantità di tempo che forse non ammonta a dodici mesi. Sulla prima non possiedo abbastanza informazioni, mentre sono abbastanza sicura che la seconda non mi fosse particolarmente simpatica, e si sa: una bambina di otto anni che non divide con te i suoi biscotti diventerà un’adulta che non ti invita al suo matrimonio.
Mentre lui rimuginava, ho cominciato a fantasticare di utilizzare il suo disappunto per un articolo: ultimamente il memoir è di moda, soprattutto se sei una giovane donna. Solo negli ultimi tre anni, ad esempio, è possibile elencare titoli come Balena di Giulia Muscatelli (nottetempo, 2022), Io sono lei di Lucy Sante (NN Editore, 2024), in cui l’autrice racconta il suo percorso verso la transizione di genere, Quello che so di te di Nadia Terranova (Guanda, 2025) o La vita potenziale di Lavinia Bianca (Feltrinelli 2025), sui confini tra la vita vera e quella online.
Come la performance dell’amateur, il racconto in prima persona, che sia articolato come testimonianza o come confessione, risulta agli occhi del pubblico più autentico di quanto non avvenga per le narrazioni che riguardano gli altri
L’illusione di un dialogo diretto con l’autore illude chi legge di aver colmato ogni distanza spaziale e personale e di condividere l’intimità di qualcuno che desidera rivolgersi proprio a noi. Un effetto simile a quello prodotto dal porno amatoriale, non a caso tra i generi di pornografia più apprezzati. Non si tratta necessariamente Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti