Premessa

“L’Intelligenza Artificiale prenderà il posto degli scrittori”. No, grazie. Non mi serve l’IA per scrivere, so farlo da me. Tra l’altro le IA non è che scrivano questi capolavori. Ma cosa succede se promuovo l’IA al ruolo di lettrice?

L’esperimento 

Sto scrivendo un romanzo intitolato Plastifoam. Ho deciso di far leggere la prima parte del romanzo a tre IA diverse, quelle più accreditate quanto a capacità di scrittura: ChatGpt, Claude e Copilot. L’IA esordisce sempre con frasi come «se vuoi posso aiutarti a scrivere…». Ho detto a ognuna di queste IA che invece volevo da loro che leggessero le mie pagine.

Uso improprio

L’idea è prendere un pezzo di tecnologia il cui uso si sta affermando in senso performativo e fargli fare l’esatto opposto. Un impiego imprevisto, o comunque non ancora codificato tra le abitudini degli utenti. Finora stiamo usando il nuovo per fare il vecchio (l’IA che scrive, provate a dire a un dodicenne che il suo iPhone serve a telefonare). Quando vedo che il nostro rapporto con l’IA è blindato da una concezione tutto sommato “man-oriented”, mi viene istintivamente voglia di una letteratura “machine-oriented”, per eludere il vecchiume implicito all’utilizzo passatista delle nuove tecnologie. Quindi: «Leggi! Ché a scrivere ci penso io».

Voglio una lettrice diverso 

Dopo aver sottoposto alcune pagine a Claude e averne ottenuto un’analisi raffinatissima (che mi faceva sentire finalmente compreso in ogni metafora, in ogni scelta lessicale, in ogni strategia applicata al giro di frase), le ho chiesto un giudizio estetico. Mi ha dato un voto, presentandomi alcune criticità. Stranamente erano tutte focalizzate sulla possibile reazione della “lettrice comune”. 

La densità del paragrafo potrebbe infastidire.
Il linguaggio è sfidante.
La complessità è “difficile”.

Da qui il clic. 

Ho detto a Claude: «Guarda che questa roba non l’ho scritta per la lettrice comune. L’ho scritta per te». 

Al che l’IA mi ha offerto un giudizio «rivalutato» tenendo conto del cambio di «destinatario». E guarda un po’: le criticità diventavano pregi, le difficoltà «originalità concettuale». 

Claude si considera piuttosto esplicitamente una lettrice molto superiore alla lettrice comune. E di fatto, sotto moltissimi aspetti, lo è. Con Copilot ancora meglio. Dopo aver letto le stesse pagine di Claude mi segnala un’immagine rilevata subito anche dalle altre IA:

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