L’incedere percussivo del taiko, il tamburo tradizionale giapponese, da suono lontano pare farsi più vicino, presente, deciso. Il ritmo cambia, diventa più complesso, ricco, multiforme. Dopo un po’ il pezzo si distende, arriva il flauto ad acquietare il brano, in una pace meravigliata, sospesa, magica. È Arrivano le giraffe ad aprire Sing-a-beast, il disco d’esordio di Miriam, il nome d’arte scelto da Mariella Modonese. «Un debutto tardivo», ci scherza su, riferendosi alla sua età forse inusuale per pubblicare il primo album: settantaquattro anni.

Un disco sorprendente: estremamente libero, difficilissimo da paragonare ad altri lavori, un viaggio tra musica ambient, improvvisazione, rumori, in cui Miriam suona il taiko, il theremin, tastiere, chitarre, percussioni, fischietti, canta. I pezzi sono prevalentemente strumentali, ma

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