Non dovrebbe vincere lo Strega l’ultimo romanzo di Christian Raimo: la strada sembra apparecchiata per I convitati di pietra di Michele Mari. Tuttavia, L’invenzione del colore spicca sugli altri candidati della dozzina, tra Storia di un’amicizia di Ermanno Cavazzoni (bello ma un po’ troppo affine, senza intenzione, all’assetto di Il mondo che ha fatto di Roberto Ferrucci, dell’anno passato) e l’altro concorrente della Nave di Teseo, Lina e il sasso di Mauro Covacich. In particolare, mentre quest’ultimo romanzo si incaglia in una storia da cui neanche un cosiddetto lettore forte riuscirebbe a trarre un sugo, Raimo, forte della sua vocazione didattica, costruisce un libro scorrevole, accessibile, scandito in tre stazioni che evocano, neanche troppo alla lontana, le tappe di una via crucis postmoderna, ma senza pesantezza.
Alle tre parti del libro, che vedono il protagonista autobiografico tormentato dai fantasmi notturni del padre lanciarsi in una ricerca sul suo antico lavoro alla Technicolor Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti