Uno spettro si aggira nelle nazioni industrializzate: l’inverno demografico. Per lungo tempo il calo della natalità è stato sostanzialmente ignorato dal dibattito generalista, ma con l’aggravarsi del problema in decine di paesi la questione è emersa con prepotenza negli ultimi anni. All’interno delle classi dirigenti europee e asiatiche si stanno moltiplicando gli allarmi riguardo il progressivo invecchiamento della popolazione, mentre i giovani saranno sempre meno. E nonostante alcune soluzioni adottate su larga scala, dalle politiche familiari ai sussidi economici, il tasso di fecondità continua a calare, consolidando un cambiamento mai visto prima dalla nostra specie.
Infatti questa crisi è un puro prodotto della tarda modernità, dove un complesso mix di fattori sociali, economici e culturali ha determinato la diminuzione del tasso di fecondità sotto la soglia di sostituzione (2,1 figli per donna), mentre contemporaneamente si è allungata la speranza di vita. La vecchia piramide demografica si fa progressivamente ribaltata, generando profonde anomalie all’interno delle nostre società ancora configurate secondo gli standard novecenteschi. In tal senso l’Italia è un incredibile “laboratorio a cielo aperto”, dato che presenta alcuni dei peggiori parametri socio-demografici a livello mondiale, con una Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti