Di Odissea di Christopher Nolan è inevitabile analizzare in primo luogo il discorso mediatico che ha suscitato, per potersene sbarazzare e cercare di vedere il film. Ma la marea dell’opinionismo non richiesto, che ha raggiunto in pochi giorni proporzioni impensabili (specie rispetto al precedente Oppenheimer), trova giustificazione in due fatti: Nolan è uno dei pochi autori contemporanei che incarna ancora il Cinema, con una filmografia ambiziosa e al tempo stesso rivolta al consumo di massa, attenta alla tecnica ma anche eterogenea nei pretesti narrativi e mai ripetitiva. Che Nolan abbia colmato la casella lasciata libera da Kubrick, con tutte le differenze del caso, e che anche lui affronti ogni volta i massimi sistemi, non è una novità; e i suoi film sono tra le poche visioni percepite come obbligatorie dallo spettatore (e dall’intellettuale) medio in un secolo in cui il cinema non è più centrale nei consumi e nella cultura. 

In questo caso si aggiunge il fatto che l’Odissea cui si ispira Nolan fa parte del nostro bagaglio

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