Vorrei festeggiare qui i novant’anni di Giovanni Mariotti, uno scrittore italiano di rara eleganza e discrezione. Mariotti ha alle spalle una lunga storia di lavoro editoriale, traduzioni, elzevirismo. La sua generazione, quella dei letterati nati intorno alla metà degli anni Trenta, è maturata alla fine della modernità, e ha dovuto scegliere come interpretarne la dissoluzione: epigonismo estremo, postmodernismo, decentramento di forme e generi, pratica della riscrittura… Credo che la vicenda di Mariotti vada confrontata con quella di un altro autore per così dire nato nell’editoria, Ernesto Ferrero, e con quella di Giuseppe Pontiggia (o tra i poeti, con un Elio Pecora). Al tramonto della cultura moderna, anche le tradizioni più lontane tornano a riavvicinarsi; e chi ha tatto non le enfatizza, ma ne fa una guida da usare mentre porta ormai la letteratura dalle parti degli infedeli.

Mariotti ha avuto sostenitori di gran peso: Citati, Calvino, Calasso.

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