I guardiaparco insegnano che, se si incontra un animale di grossa taglia nel bosco, occorre alzare le braccia e allargarle per apparire più grandi di quello che si è. M di Antonio Scurati è la versione letteraria di questa tecnica: appare monumentale, ma non lo è. Strizza l’occhio alla tradizione, ma preferisce i ritmi seriali di Netflix e HBO; schiva la retorica e finisce nel didascalico; si dichiara irremovibile sull’attinenza storica, ma spesso sfarfalla; scansa il romanzesco come la peste, però è in una collana di narrativa; imposta il tono basso e serioso, poi d’un tratto canticchia (per esempio descrive Augusto Turati con le parole di Bartali di Paolo Conte, ne L’uomo della provvidenza, a p. 146 – quello di citare canzoni contemporanee è un tic che già Simonetti ha messo in rilievo in Caccia allo Strega). M è insomma più piccolo di quanto sembra. Le soglie che Gérard Genette ci ha insegnato a non dare mai per scontate – copertine, quarte di copertina, prefazioni, eserghi, dediche ecc. – ci aiutano a capirlo.
Nella nota introduttiva al Figlio del secolo (2018), scopriamo che l’obiettivo principale di Scurati è azzerare il romanzesco e non tradire i documenti; farlo significherebbe perdere la partita artistica. Un obiettivo che secondo gli storici (su tutti Galli della Loggia) non è stato pienamente raggiunto. Viene subito da porsi una domanda: se l’autore ha voluto assottigliare la dimensione romanzesca (entrando in contraddizione con il suo editore, che invece non ha avuto dubbi a inserire M nella collana “Narratori italiani”) in favore della storiografia, non dovremmo forse ritenere M un’opera fallita, essendo il piano storico imperfetto e quello del romanzo platealmente secondario? Andiamo oltre.
Sembra che per gli scrittori italiani che si vogliano presentare in regola agli occhi dei lettori in cerca di letteratura impegnata sia necessario esibire un passaporto pasoliniano
L’esergo che inaugura la saga è una citazione da Pasolini. Nella logica strutturale dell’opera la posizione che occupa è importantissima. In una pentalogia su Mussolini, la prima pietra intertestuale messa da Scurati richiama una delle personalità che in rapporto al fascismo è tra le più ambigue. Perché associarsi a tale ambiguità? Perché non citare una voce più netta? Per esempio, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti