Per scrivere poesia la fabbrica va benissimo. 

(Ágota Kristóf, L’analfabeta)

I.

Devo avere i minuti contati
ho bisogno dello sforzo
ho bisogno del sudore
posso lavorare solo così

lavorare sotto padrone significa vendere una parte della propria esperienza del mondo:


è una questione qualitativa, non solo quantitativa

una pratica che mantiene aperta la faglia resa visibile dalla lotta di classe impedendo che venga eclissata

II.

Non so se la fabbrica è aperta di domenica, se lavora, se dorme, se scrive le sue esternazioni enfatiche

ragazze bellissime, certamente,
ma in realtà donne mature con segni
inconfondibili sotto gli occhi o attorno alle labbra,
donne con un piede nella fossa, la medesima fossa
che s’appresta a divaricarsi per me, naturalmente,
senza figli ma con tipo quattromilaottocento disagi
grossi come le corazzate dei tedeschi nella Grande Guerra
che non scopano
perché non scopano, o se scopano
scopano malissimo
stanno sempre con la luna storta e i capelli dritti
sono un pozzo di disagio perché nessuno le spiana
problemi che invece la tipa plebea che esce sculettando
e sorridente la mattina non ha
perché qualcuno che la sbatte
come un tappeto scovato in soffitta c’è
e pure se ha poco e niente sembra che ha tutto ed è felice

sia dalla logica dell’equivalenza nella circolazione
sia dall’idea di una distribuzione organica dei ruoli sociali che neutralizzino l’antagonismo

dice che ha un profilo di tutte persone della poesia o attricette,
insomma è un wannabe, altro che operaio

L’operaio è una scimmia ammaestrata, lontanissimo
dalla logica della class war?
Lenin stesso leggeva Eschilo agli operai
cent’anni fa,
l’obiettivo è puntare al rovesciamento violento e
questo non può essere senza
un’adeguata emancipazione

la mamma che gli sbuca da dietro e lui come un bambino dice: mia mamma

quando non sono fuori dalla linea
questo è quello che faccio
o meglio che facciamo
vestiti da palombari

forse mangi ancora di meno
da quando ti ho detto che da magra
mi faresti venire subito
e a fiumi

la figlia sperava che il padre siriano fosse morto
perché non avesse a patire in prigione e che trovassero il corpo.
La speranza, diceva, è la speranza
a tenere viva la pena

dall’altro resta fondata su un modo di produzione
che impone alla maggioranza di vendere il proprio tempo di vita
per produrre una grandezza astratta come il valore e che

si vede che non hai mai trattato con chi lavora a turni
che fossi l’unico sotto una certa fascia di reddito
non mi stupisce
nel tuo mond
o

sento solo il sibilo delle macchine
parlare con le persone è diventato assurdo
perché pure con un po’ di rumore attorno
non capisco cosa mi dicono
comunque non può essere che non mangi
non può essere proprio

III.

ti spiego in breve: la verniciatura
non è come la canonica produzione in linea,
arriva il mezzo e monti il tuo pezzo,
il pezzo verniciato non lo recuperi subito,
potresti non recuperarlo affatto,
comunque la verniciatura, come la carrozzeria,
che è ancora più complicata,
è un mondo a sé,
richiede anni e anni di esperienza,
e come tale puoi maturarla solo sul campo,
ok anche questo, e ok che il massimo grado del verniciatore
è quello di trasparentista, ovvero il passaggio finale,
per essere team leader in un impianto di verniciatura
dovresti dunque avere anni di esperienza
nella verniciatura, anni di esperienza
come trasparentista e, più di tutto,
una personalità ai limiti della tirannide,
ebbene, io non solo non possiedo
nessuno di questi requisiti (sono in azienda da un anno
e qualche mese, cioè non è che ho un anno
e qualche mese di verniciatura alle spalle,
ma quello è il tempo che sono in azienda)
quindi prova a immaginare

Quest’altro farlocco di operaio,
e col cazzo che si è fatto sentire,
d’altra parte per dirmi cosa

stai imparando a parlare come la teppa come me

IV.

l’opaco, a differenza del lucido, è difficile
perché una volta che esce dalla linea
non si può lucidare
o è buono o è di scarto

l’opaco è colpo secco
come esce lo imballi o lo butti

È tutto qui?

V.

Negli anni ’70 gli operai leggevano quei cazzo di saggi
di Marx
recitavano a memoria tutto il sacramento
della prospettiva del conflitto
e poi tritavano le vetrine

Perché solo cose brutte? Perché non mi succede mai niente di bello? Cose che vanno bene? Nessuna.

il pisello è orrendo sembra un serpente senza occhi,
è naturale il senso di repulsione, la pelle intorno
non è mai liscia come nel resto del corpo,
è chiaro che fa ribrezzo, si accetta dal vivo
perché è legato a tutto il resto,
e in una situazione ben precisa
il cazzo è la sola parte del corpo
che non puoi fargli niente, puoi
radere le aiuole intorno, spelarlo
per bene, lisciarlo con la crema,
ma sempre un serpente rimane,
e non ci puoi fare niente,
persino sborrare
ha il suo senso solo
se quello che produci è bianco
e non sembra lo sputo
di un vecchio che fuma le nazionali

Lo trovo un film straordinario e probabilmente uno dei più importanti degli ultimi anni (cit.).

L’autrice ringrazia Ivo Zaccagni per aver autorizzato la pubblicazione di stralci tratti da messaggi privati.