Acquazzoni composti di carne, confraternite in cui si celebrano automutilazioni, episodi di cannibalismo, omicidi rituali, sette religiose, personalità frantumate, ordinarie apocalissi. Brian Evenson riesce nell’incredibile risultato di innervare la letteratura di genere, in special modo quella orrorifica, con un terrore metafisico di matrice beckettiana e kafkiana, riuscendo a preservare un certo tipo di umorismo nerissimo. Narratore prolifico, insegnante di scrittura creativa, teorico della letteratura, io ho avuto il piacere e l’onore di tradurre due suoi romanzi per Nottetempo. Gli ultimi giorni e Il padre della menzogna. Quest’ultimo romanzo, che Brian presenterà al Salone del Libro di Torino [domani alle 17 e 15 alla Sala Internazionale del Pad. 2, n.d.r.], offre una spaventosa rappresentazione di ciò che può accadere quando un predatore seriale finisce per ricoprire un ruolo di potere all’interno di una comunità religiosa molto chiusa e molto devota. Comunità che Brian Evenson conosce bene, avendo ricoperto un ruolo attivo all’interno della Chiesa dei Mormoni, sino a quando non è stato scomunicato proprio a seguito delle sue prime pubblicazioni letterarie, ritenute blasfeme, oscene e inaccettabili.
Caro Brian, devi perdonarmi se inizio questa conversazione con una nota non letteraria, ma non posso mentirti: quando ho visto le immagini del segretario di Stato statunitense Marco Rubio apparire in televisione con una croce nera dipinta sulla fronte e quegli occhi paurosamente vuoti, come prima reazione ho pensato a certe immagini grottesche e iconoclaste dei Residents e, subito dopo, mi sono domandato: che ne penserà Brian? Chi meglio di lui può leggere questo mix di potere politico, fanatismo religioso ed esibizionismo? Quindi inizierei da qui, domandandoti che effetto ti fa osservare il tuo paese mentre finisce con il somigliare sempre più alle tue pagine più estreme? Ti aspettavi una progressione così rapida in questa direzione?
Caro Orso, sei perdonato! Sì, conosco le immagini di cui parli, e le trovo molto strane. Guardando il video, ho cominciato a immaginare che Rubio sbattesse le palpebre quasi in codice morse, come se fosse ostaggio dello stesso fanatismo che rappresenta. C’è qualcosa di profondamente fascista in questa esibizione grottesca, e c’è anche una sorta di vuoto: tutto spettacolo e nessuna sostanza o verità dietro. Puoi guardare Rubio se sei una persona MAGA e pensare “Ah, è un uomo religioso”, in qualche modo continuando a ignorare la morte dei suoi occhi. Io vedo prima di tutto la morte e questo fa sembrare il gesto legato alla religione totalmente falso. Ma ovviamente Trump è sempre stato così, uno abituato a rilasciare dichiarazioni con pochissimi collegamenti alla realtà, abituato ad affidarsi allo spettacolo come distrazione. E, naturalmente, per troppe persone la religione è sempre stata più una questione di potere che altro…
Quello che colpisce nella figura del Prevosto Fochs, il protagonista de Il padre della menzogna, è il suo incredibile grigiore, un’aura di mediocrità pazientemente modellata per rientrare nei canoni della comunità di cui fa parte. Ed è proprio questa sua capacità di apparire semplicemente come uno dei tanti servitori della comunità, forse anonimi ma volenterosi, che gli permette di continuare ad abusare delle sue giovani vittime. Quanto c’è nel libro della tua esperienza con la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni?
Sì, Fochs ha capito come inserirsi. Sa come interpretare un ruolo e calarsi nella parte. Nelle istituzioni in generale, e in quelle religiose in particolare, a volte la gente non guarda oltre il ruolo che una certa persona dichiara di ricoprire. Così qualcuno come Fochs può tranquillamente essere un lupo travestito da pecora. I credenti lo identificano come prevosto, vedono il suo vestito e la sua cravatta, ma non esaminano chi è la persona che indossa l’abito. Il libro è nato perché avevo letto una serie di rapporti sugli “abusi ecclesiastici” nella Chiesa mormone, intendendo con questo termine i casi di abusi sessuali commessi da membri della leadership della Chiesa mormone. (Il mormonismo, a differenza del cattolicesimo e di alcune altre religioni, ha un clero laico, quindi ai membri della congregazione viene chiesto di guidare la congregazione locale per un periodo di tempo limitato). Il mormonismo pone l’accento sull’obbedienza ai leader della Chiesa, e questa obbedienza cieca, può diventare abuso se messa a disposizione di personalità sociopatiche. Ci sono pochissime misure di salvaguardia, e più e più volte ho letto in questi resoconti che prima qualcuno in un ruolo di leadership aveva abusato di qualcun altro per poi essere protetto da un leader al di sopra di lui, o perché sentiva che avrebbe dato una cattiva reputazione alla Chiesa mormone se l’abuso fosse stato reso pubblico o perché semplicemente non voleva credere che l’abuso fosse avvenuto. Credevano a chi abusava e incolpavano la vittima. Così ho cominciato con il mormonismo, ma molto rapidamente è diventato chiaro che questo era un problema in molte religioni diverse, forse in ogni religione, ed è uno dei motivi per cui ho cambiato il nome della Chiesa e l’ho allontanata dal mormonismo.
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