Romanzo senza umani è quel tipo di libro che ripone una grande fiducia nei suoi lettori: concessa però a patto che capiscano espressamente ciò che è stato deciso in partenza per loro. Accade sin dal titolo, che evoca temi e tensioni postumane con peculiare sensibilità per l’aria che tira, salvo rovesciare le aspettative alla terza pagina, dopo l’esergo da Virginia Woolf e l’evocazione di un paesaggio disabitato: di modo che chi legge possa trovarsi fra le mani un romanzo pieno soltanto di umani (e di quella sotto-categoria umana che è la borghesia romana vagamente cosmopolita del secondo Novecento, da epigoni di Moravia), e possa individuare facilmente la sfasatura fra la promessa del titolo e il suo rovesciamento, galvanizzandosi così del proprio spirito critico.
Questo tentativo di indurre il lettore a un’originale interpretazione preconfezionata non è confinato al titolo, ma sostanzia tutto il libro.
Questo contenuto è visibile ai soli iscritti
Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.