Era il mese di maggio, le rose erano in fiore. Sotto la sua finestra un ragazzo suonava la chitarra e intonava una canzone in tedesco che lei sentiva allora per la prima volta: Bergvagabunden sind wir, ja wir… “Siamo i vagabondi delle montagne, sì noi”. Maria Antonia Sironi – geologa, alpinista, scrittrice e autrice di libri sul Tibet, presidente e co-fondatrice dell’associazione Eco Himal – non ha mai dimenticato il giorno in cui Kurt Diemberger, il celebre alpinista austriaco, di passaggio da Varese per una conferenza, ha suonato la chitarra per lei, per la prima volta. Classe 1932, Piolet d’Or alla carriera, Diemberger è stato l’unico alpinista vivente ad aver scalato due ottomila in prima assoluta: il Broad Peak nel 1957 e il Dhaulagiri nel 1960, senza ossigeno e senza nemmeno portatori d’alta quota. In quei giorni stava appunto partendo per il Dhaulagiri, in Nepal. E per “Tona” Sironi soffiava la fiamma, anzi divampava l’incendio di due amori: quello per l’uomo della sua vita e quello per la montagna.
Inizia a raccontarmi le sue avventure nel suo suggestivo eremo varesino, che un tempo era un fienile, ora sembra un rifugio di montagna, con finestre a mezzaluna che sbirciano sulla strada, con un piccolo soppalco di legno per la meditazione. Una picozza appesa al chiodo, mensole zeppe di libri, le foto del Dalai Lama che Maria Antonia ha incontrato. «Quella sera di maggio, c’era stato il grande evento: era venuto a Varese Kurt Diemberger, l’alpinista austriaco, per raccontarci la conquista del Broad Peak. Era stata una spedizione piccola, con pochi mezzi, come usavano fare i Bergvagabunden, e lui veniva a mostrarcela con le sue diapositive, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti