«Non è futile, infantile, banale, sdolcinato. È l’esatto contrario. L’amore è una grande questione politica» scrive Victoire Tuaillon nel primo capitolo del suo Il cuore scoperto. E nel momento in cui il discorso amoroso diventa un dibattito politico sembrano essere due le metafore fondamentali con cui si può descriverlo: la prima è quella del campo di battaglia, lo scontro tra forze della conservazione e quelle del cambiamento, tra le forme fissate e quelle in evoluzione, tra un “deve essere” e un “potrebbe essere”. La seconda è quella del laboratorio, il lavoro lungo, incessante, condiviso, a volte esaltante, altre frustrante, in cui elaborare nuove possibilità, discuterle, sperimentarle.

Frutto diretto della seconda metafora è la vasta pubblicistica che negli ultimi anni è fiorita intorno al tema delle relazioni amorose. Del resto, se di laboratorio si tratta, quale terreno migliore della saggistica (genere che, come già segnala il nome essay, ha nella sua natura la predisposizione agli esperimenti) dove mettere in piedi questo spazio di sperimentazione, dove far confluire tanto le teorizzazioni quanto le testimonianze di esperienze concrete? Ci limiteremo a segnalare alcuni dei testi di questo filone usciti negli ultimi anni.

Passando a libri meno recenti, considerato ormai un classico del tema è La zoccola etica. Guida al poliamore, alle relazioni aperte e altre avventure di Dossie Easton e Janet Hardy. Anche qui la possibilità della non-monogamia è affrontata sia dal lato teorico che nell’ottica della guida pratica

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