«La vita è una cosa che succede, non si sa cosa sia, è soltanto uno stato della mente»: così si chiudeva, nella terza riscrittura del 1996, Lunario del paradiso di Gianni Celati. In Oltre il giardino (1979) Peter Sellers, al suo ultimo film, interpretava Chauncey Gardiner, un fool teledipendente senza passato nella Washington degli anni Settanta, che nella scena finale cammina sull’acqua forte della sua estraneità assoluta, mentre una voce fuori campo sancisce «Life is a state of mind» (nel doppiaggio italiano «La vita è uno stato mentale»). Anche se è indimostrabile, nessuno mi toglie dalla testa che Celati, cinefilo e da sempre affezionato a quelle figure senza identità capaci di rifiutare il mondo e trincerarsi dietro la propria stranezza, abbia tenuto presente quella sequenza per il suo Lunario. 

Non ha invece bisogno di dimostrazioni il fatto che Storia di un’amicizia (uscito qualche mese fa per Quodlibet) sia svolto in una chiave fedelmente celatiana: una storia sparpagliata di stati mentali, che non si sa mai quanto ricondurre all’autore Ermanno Cavazzoni e quanto a Celati stesso; una rinfusa di parole dette e pensate, di iniziative e passaggi a vuoto tra i due amici, dal primo incontro nel 1985 presso la casa di Ludovico Ariosto alla morte di Celati nel gennaio 2022. 

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