1.  Il primo aprile scorso la National Library of Ireland ha reso accessibili in rete i materiali joyciani del lascito Hans E. Jahnke, rimasto per vent’anni bloccato alla Zurich James Joyce Foundation. Tra essi, un foglio dattiloscritto in copia carbone datato “1940 St. Gérand-le Puy” riporta la trascrizione di Ecce Puer, l’ultima poesia nota di Joyce composta a Parigi a ridosso del 15 febbraio 1932, giorno di nascita del nipotino Stephen, e pubblicata nove mesi dopo sul settimanale newyorkese “New Republic” e su “The Criterion”, il trimestrale inglese fondato da T. S. Eliot.

Con ogni probabilità la trascrizione avvenne il 15 febbraio 1940, in occasione dell’ottavo compleanno di Stephen che nel paesino alverno abitava da tempo con i genitori. Joyce li aveva raggiunti da Parigi il giorno di Natale, temendo a ragione l’arrivo dei nazisti. A St. Gérand-le Puy vissero quasi un anno, per riparare a Zurigo dove Joyce morì quasi sessantenne il 13 gennaio 1941.

Il testo del dattiloscritto presenta sei varianti (tre testuali e tre interpuntive) rispetto alla versione originaria, desumibile qui sostituendo il corsivo fra parentesi quadre: 

Of the dark past
A child is born. [;]
With joy and grief
My heart is torn.

Calm in his cradle
The living lies.
May love and mercy
Unclose his eyes!

[Young] New life is breathed
[On] Upon the glass: [;]
[The] A world that was not
Comes to pass
.

A child is sleeping, [:]
An old man gone.
O, father forsaken,
Forgive your son!

Sono quattro quartine in dimetri giambici (soluzione compositiva adottata da Joyce solo nella raccolta giovanile Chamber Music) a rima rigorosamente alternata, che qui sotto rendo con un’alternanza di quinari e settenari e un uso rapsodico di rime baciate e incrociate (anche forzando la compartimentazione in quartine):

Dal buio passato
È nato un bimbo.
Tra gioia e dolore
È diviso il mio cuore.

Nella sua culla calmo
Il vivente sta.
Che amore e pietà
Gli schiudano gli occhi!

Nuova vita è alitata
Sopra il vetro:
Un mondo che non era
Si va formando.

Un bimbo sta dormendo,
un vecchio se n’è andato.
O padre abbandonato,
perdona il figlio tuo!

La chiusa si riferisce al padre di Joyce, morto a Dublino il 29 dicembre 1931 (poche settimane prima cioè della nascita del nipotino) senza che il figlio partecipasse alle esequie, con relativo senso di colpa.

Segnalo infine che la versione originaria di Ecce puer fu tradotta così nell’edizione mondadoriana 1961 delle Poesie di Joyce da Edoardo Sanguineti: “Dal passato oscuro / un bimbo è nato; / da gioia e dolore / il mio cuore è spezzato. // In pace, nella sua culla, / il vivo giace. / L’amore e la pietà / Schiudano le sue luci! // Sul vetro è soffiata / la vita infantile; / il mondo che non era / viene a incarnarsi. // Un bimbo dorme: / un vecchio è mancato. / Perdona tuo figlio, /o padre abbandonato!”.

James Joyce e famiglia, 1938

2.  Ora, sullo stesso foglio dattiloscritto del 1940 Joyce fa seguire alla trascrizione dell’originale inglese di Ecce puer una versione

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