Nell’autunno del 2023 fu la volta di La ferocia, il romanzo di Nicola Lagioia pubblicato da Einaudi nel 2014, vincitore sia del premio Strega che del premio Mondello; ora – lo spettacolo ha debuttato lo scorso aprile e sarà in tournée nell’autunno prossimo – la compagnia VicoQuartoMazzini (gli attori-registi-autori Michele Altamura e Gabriele Paolocà) porta in scena un’altra opera narrativa pluripremiata – oltre al Campiello, il Bagutta Opera Prima, il Salerno Letteratura e il Severino Cesari –, un vero e proprio “caso” letterario: I miei stupidi intenti (Sellerio, 2022) di Bernardo Zannoni.

La pratica di adattare per il palcoscenico testi di narrativa non è certo una novità e, nel passato, la scena italiana è stata abitata dalle messinscene che Luca Ronconi trasse, fra gli altri, da Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda. In quel caso, in particolare, il regista scelse di non occultare bensì di enfatizzare l’origine non teatrale del copione, chiedendo agli interpreti-personaggi di parlare di sé stessi in terza persona, sostituendo così al “dialogo” il “racconto”. Una scelta drammaturgica che consentiva di mantenere l’integrità e le peculiarità del romanzo senza tuttavia sacrificare la necessaria teatralità – il lavoro sulla voce e sul movimento in primo luogo. Un approccio alla narrativa, quello di Ronconi, rimasto un unicum nella recente storia della scena italiana, punteggiata da numerosi adattamenti di romanzi, soprattutto classici,

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