Che cosa resta del romanzo di formazione, una volta che i suoi eroi non vogliono più scappare dal luogo in cui sono intrappolati, non sono posseduti da una vocazione totalizzante, smettono di lanciare sfide al mondo? Se va bene, probabilmente Una splendida rovina (Einaudi, 2026) di Vincenzo Latronico. In un articolo di alcuni mesi fa abbozzavo i tratti di una narrativa glocult internazionale, di aspirazioni artistiche “alte” e ambizioni di vendita “di massa”. Ricapitolo: il glocult si caratterizzerebbe per lo stile trasparente, la lingua immediata, i contesti universalmente comprensibili e le identità culturali integrate, così risultando facile da tradurre e da adattare ad altri media e culture; ma in profondità si distingue per alcuni temi prediletti come il racconto di esperienze sentimentali e lavorative condivise da un’imprecisata medio-borghesia globale, nonché il progressivo impoverimento di soldi e di prospettive che essa sta affrontando.

Poco dopo la comparsa del pezzo, uno che scrive sia romanzi che arrivano in libreria sia testi per trasmissioni radiofoniche e riviste mi ha fatto notare con una punta di agonismo che mi era passato davanti agli occhi il romanzo glocult di maggior successo degli ultimi anni: cioè Le perfezioni (2022), tradotto in molti paesi e finalista all’International Booker Prize.

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