Se per caso vi è sfuggito, istruzioni per l’uso: i testi che seguono si possono leggere di seguito, come capitoletti di un diario collettivo in cui tutti noi umani (e talvolta non umani) facciamo nel bene e nel male la nostra parte, ma per sapere chi ha detto cosa, basta cliccaresulla parola iniziale e si arriverà alle fonti.
In un post su X il Ministro della Difesa del Giappone Shinjirō Koizumi ha dichiarato che l’esercito giapponese ha cominciato a usare l’AirKamuy 150, un drone economico di cartone pensato per distruggersi sul campo di battaglia e fornito in una confezione piatta come quelle di IKEA. Secondo l’ad di AirKamuy, Yamaguchi Takumi, ognuno di questi droni è resistente alla pioggia, costa circa duemila dollari e l’assemblaggio richiede circa cinque-dieci minuti. Una volta costruito, il motore elettrico lo trasporta per circa 50 miglia o 80 minuti. L’idea è di impiegarlo come dispositivo anti-drone, ma altri usi sono possibili: l’AirKamuy 150 può reggere il peso di circa tre libbre, giusto il necessario per portare munizioni verso un bersaglio, e non è difficile immaginare che sciami di droni di cartone incendiari possano colpire obiettivi nel prossimo futuro.
Inserendo i dati familiari (incluse le allergie alimentari, la scelta vegetariana o vegana e la presenza di animali domestici), un sito web del governo svizzero consente di ottenere una lista dettagliata del cibo necessario da tenere sempre in caso di emergenze. La scorta settimanale per una famiglia di due adulti e due bambini, ad esempio, include 20 scatolette di verdura, sette buste di zuppa istantanea, salame, un chilo di caffè e 47 bottiglie d’acqua da 1,5 litri. La Germania ha un sito simile, mentre Lettonia e Lituania distribuiscono a tutti i cittadini opuscoli su come sopravvivere per 72 ore in una crisi. Anche la Svezia fornisce consigli dettagliati: “Serve cibo nutriente e energetico, che possa essere conservato in sicurezza a temperatura ambiente, richieda pochissima acqua o possa essere mangiato immediatamente. Inizia a costruire la tua provvista d’emergenza aggiungendo uno o due articoli durante la spesa abituale”.
La Karex, azienda della Malesia che produce circa 5 miliardi di preservativi all’anno – fornitrice tra l’altro di Durex, Trojan e del servizio sanitario britannico – ha annunciato un aumento dei prezzi del 20-30% a causa dei costi di approvvigionamento lievitati per la guerra in Iran. Il conflitto ha interrotto le forniture di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, colpendo la produzione di gomma sintetica, olio siliconico e materiali di imballaggio necessari per la produzione di preservativi. I tempi di consegna verso l’Europa e gli Stati Uniti si sono raddoppiati, da un mese a quasi due.
Ricercatori del Friedrich Miescher Institute di Basilea hanno sviluppato in laboratorio organoidi in grado di mestruare. Realizzati prelevando una biopsia dall’endometrio di una donna, gli organoidi sono stati trattati con estrogeni e progesterone, gli ormoni che segnalano la transizione delle fasi mestruali. Grazie a loro, sarà possibile capire come funziona l’endometrio, il rivestimento dell’utero che ha una capacità unica – e finora mai studiata a fondo – di ripararsi dopo il ciclo mestruale senza lasciare cicatrici. Queste conoscenze aiuteranno gli scienziati a migliorare la comprensione di malattie come l’endometriosi, ma potrebbero essere rilevanti pure per la ricerca sulla rigenerazione in altri tessuti.
Per misurare la flatulenza su larga scala e stabilire quello che potrebbe essere uno standard normale, Brantley Hall, docente all’Università del Maryland, ha lanciato lo Human Flatus Atlas. “Sappiamo poco di cosa fanno i microbi intestinali momento per momento”, ha detto Hall, spiegando che vorrebbe arruolare nel suo studio chi mangia tante fibre ma scoreggia poco – o viceversa. Il progetto si basa sullo Smart Underwear brevettato da Hall: sensori chimici agganciati alla biancheria che rilevano idrogeno, metano, CO₂ e ossigeno. In un’analisi di 19 adulti sani, lo studioso ha contato una media di 32 scoregge al giorno – da 4 a 59 – durante una settimana di monitoraggio.
In base a un’analisi Bloomberg sull’industria dei pannolini per l’infanzia, la differenza di ricavi tra i paesi dove i bambini vengono addestrati al vasino a 24 mesi e quelli dove il passaggio avviene ai tre anni è sorprendente: nel caso degli Stati Uniti circa cinquanta pannolini a settimana per 33 centesimi l’uno si traducono in un extra di 858 dollari per ogni bambino nell’anno in più. Con 3,6 milioni di neonati annui, le compagnie come Pampers e Huggies incassano oltre tre miliardi solo da quel ritardo. Adottati dal 95% delle famiglie, i monouso super-assorbenti dominano un mercato annuo che supera i quaranta miliardi.
Settant’anni fa la maggior parte dei bambini inglesi passava al vasino prima dei 18 mesi, mentre oggi più di un quarto (26%) dei quattrenni arriva alla materna ancora con il pannolino: lo ha rilevato un’analisi del Big Toilet Project dell’University College London, il cui coordinatore, Mark Miodownik, considera il ritardo in questo addestramento un segno di arretramento culturale. Responsabili sarebbero i pannolini monouso super-assorbenti che nascondono i segnali e i consigli pediatrici degli anni Sessanta, che invitavano ad aspettare i 24-28 mesi per la “maturità emotiva” dei bambini.
I ritardi del linguaggio nella prima infanzia si moltiplicano in Francia: un’inchiesta di Le Monde segnala che logopedisti e pediatri hanno riscontrato un aumento del 25 % dei casi negli ultimi cinque anni, in parallelo all’esplosione degli schermi. E il 15% dei bambini sotto i 3 anni conosce meno di 50 parole, contro l’8% dell’epoca precedente alla diffusione degli smartphone. Secondo alcuni studiosi, quando i piccoli fissano il tablet invece di “parlare” con i familiari, ricevono meno input linguistici reciproci, mentre secondo altri a incidere sono fattori diversi, in particolare la povertà e il bilinguismo.
La stretta di mano sta tramontando tra i giovani britannici: un sondaggio condotto da ACS International Schools su duemila adolescenti (13-18 anni) ha rivelato che il 24% la considera una “tortura”. In generale, il 75% dei teenager afferma di soffrire di ansia sociale e il 59% evita a tutti i costi lo small talk, le chiacchiere banali. Infine, un quasi plebiscitario 92% dice di sentirsi a proprio agio solo con testi o emoji, non di persona.
In diversi paesi i medici hanno cominciato a “prescrivere” l’amicizia e le attività di gruppo come rimedi ai disturbi. È la “medicina sociale”, nata nella cittadina di Frome, in Inghilterra, che dal 2013 ha ridotto i ricoveri ospedalieri del 49% prescrivendo cori, giardinaggio e pesca invece di farmaci. Negli Stati Uniti, sistemi sanitari come quello dell’Oregon assumono “connettori comunitari” per collegare i pazienti a club locali di lettura o volontariato.