Quando ero giovane la rete non c’era ed ero adulto quando l’ho vista apparire all’improvviso, accompagnata da tante speranze, comprese le mie (cioè, concedere a tutti il potere di comunicare a tutti istantaneamente e quasi gratis: cosa poteva andare storto?), e crescere fino a sintonizzare l’intero orizzonte degli eventi sul colore di un canale morto, come le speranze. Vivevo in una società giunta a un livello di benessere, sicurezza e libertà senza precedenti nella storia umana e l’ho vista autoconvincersi, a forza di chiacchiere, di essere profondamente infelice, povera e corrotta finché nella più classica delle profezie autoavverantesi un’irresistibile ondata di rabbia e risentimento è riuscita a cambiare quella che sembrava la rotta fissata verso un futuro sostenibile e noiosamente legalitario, e dirigere a tutta forza il vascello proprio verso quell’abisso di infelicità, povertà e corruzione – in una parola, tirannide – che diceva di voler evitare e nel quale, incolpevole, mi toccherà vivere i miei prossimi anni.
Be’, pazienza, è andata così, e per fortuna sono discretamente vecchio, anche se a questo punto mi sentirei più tranquillo se lo fossi molto di più. Ci siamo già passati più volte, collettivamente, per questa rotta, e ci sono un mucchio di manuali di navigazione a disposizione. Lasciamo da parte le solite guerre mondiali e i soliti totalitarismi che ormai si sanno a memoria e s’è visto quanto sono serviti; due dei miei manuali preferiti vengono dal Barocco mediterraneo, e quindi sono pure scritti meglio. Non potrebbero essere più diversi ma descrivono alla perfezione le due strade, incompatibili ma altrettanto giuste, che, come individui, possiamo prendere per attraversare l’abisso.
Di Torquato Accetto non si sa praticamente nulla. Nacque a Trani intorno al 1590 e morì dopo il 1641, non si sa dove né quando. A Napoli fu segretario di un duca, lavoro che odiava, e frequentò l’Accademia degli Oziosi. Pubblicò alcune smilze raccolte di Rime (che mi paiono belle) e il breve trattato a cui deve la sua fama, Della Dissimulazione Onesta.
È importante distinguere fra simulazione e dissimulazione: la prima non solo è condannata espressamente dalle Scritture (l’ottavo comandamento) ma è anche difficile e pericolosa
Dimenticato per secoli e opportunamente riscoperto da Benedetto Croce nel, guarda caso, 1928, è un testo brevissimo, che si legge in un paio d’ore. Accetto vuole «dir in poche parole molte cose; e se in questa materia avessi potuto mettere nelle carte i semplici cenni, volentieri per mezzo di quelli mi averei fatto intendere».
Il tema è, dicevamo, la dissimulazione, che è Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti