Vincitrice del Leone d’Argento alla Biennale Danza, Carolina Bianchi è nata a Porto Alegre, in Brasile, nel 1982, ma dal 2020 risiede ad Amsterdam. Autrice, regista e performer, è direttrice artistica del collettivo Cara de Cavalo, basato a San Paolo, con il quale sta realizzando la Trilogia Cadela Força, di cui The Brotherhood – lo spettacolo proposto a Venezia nell’ambito del XIX Festival internazionale di Danza Contemporanea – è il secondo capitolo. Una trilogia, inaugurata dallo spettacolo La Sposa e Buonanotte Cenerentola (debutto al Festival di Avignone nel 2023), innescata da un evento traumatico – lo stupro subito dalla stessa artista, dopo essere stata sedata con la droga sinistramente denominata “Buonanotte Cenerentola”.
Ma qual è il tema dello spettacolo? Il titolo viene dagli studi dell’antropologa argentina Rita Laura Segato sulla violenza sessuale e, in particolare, sui femminicidi seriali compiuti nella città messicana di Ciudad Juárez, e rimanda dunque a una “fratellanza” fra uomini, a quei patti perlopiù taciti, atavici e interclassisti, che sigillano alleanze sotto il segno dell’abuso. Carolina Bianchi, nondimeno, è ben consapevole di come la realtà sia tutt’altro che nettamente definibile. Il confortevole manicheismo non appartiene alla performer brasiliana, la quale non esita a indagare le responsabilità anche delle donne nel perpetuare pratiche prevaricatorie, arrivando a denunciare un certo stereotipato femminismo.
Un dramma, quello della succubanza, che ritorna più volte nel corso dello spettacolo, a sottolineare un altro aspetto della “fratellanza” che si tende a tacere, ovvero la volontaria complicità femminile
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