Un nuovo futurismo conquista oggi la scena mediatica in forza del suo audace disegno di rinascita collettiva: un disegno di portata epocale, che sfida la politica dei partiti, rintanata in aule sempre più sorde e grigie. Questo nuovo futurismo evoca immagini persino più temerarie del culto dell’acciaio di Marinetti o dei bombardieri in picchiata di Tullio Crali. Al contempo, però, esso mostra un volto responsabile e fattivo quando asserisce di voler porre rimedio all’incombente catastrofe della civiltà occidentale. Il suo manifesto è scritto nel programma ideologico di Palantir, colosso dei big data, che si è posto a capo di un vasto ecosistema aziendale e da quella posizione promette il riscatto dell’intera tradizione giudaico-cristiana.
Come il suo prototipo di primo Novecento, il futurismo nostrano ama la guerra, sola igiene del mondo. Eppure, con una più pronunciata attitudine teorica, puntella questa sua pulsione mortifera con una robusta infrastruttura teorica: una complessa visione Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti