Il Veneto ha un rapporto piuttosto tormentato coi suoi santi. Basta un niente e spesso vengono invocati a sproposito. Ma soltanto a Padova poteva succedere che un genetista rompesse i denti di un evangelista – per scopi scientifici, ovviamente.
Sembra l’inizio di una barzelletta, ma la storia è vera. Siamo alla fine degli anni Novanta; i denti sono quelli del presunto San Luca, rotti per recuperare il prezioso DNA del corpo conservato nella Basilica di Santa Giustina – meglio specificarlo, dato che, ricorda il genetista, «lungo il basso corso del Brenta c’è la massima concentrazione mondiale di evangelisti: due su quattro, Luca a Padova e Marco a Venezia». E il miscredente colpevole del misfatto è Guido Barbujani, fra i più importanti genetisti italiani, che ha agito su commissione dell’allora vescovo di Padova. Ma questo è solo l’inizio della storia, che porterà Barbujani fino ad Aleppo, nella Siria di Assad, alla ricerca di campioni di sangue clandestini.
Barbujani ripercorre questa strana vicenda in un libro appena ripubblicato da Laterza, Un evangelista e il suo DNA. Un saggio scientifico divertente, scritto in un italiano felice e scorrevole, pieno di spunti e digressioni azzeccate, che possono ricordare, per gli amanti del genere, certi libri di Stephen Jay Gould o di Oliver Sacks.
Partiamo dalla forma di questo saggio, poco esplorata nel panorama italiano: siamo a metà strada fra il memoir, il racconto di viaggio e la divulgazione scientifica. Come ha scelto questa forma? Aveva in mente alcuni esempi a cui ispirarsi?
Sì, avevo un maestro, ma fuori dall’ambito scientifico: Luigi Meneghello, di cui sono un vorace lettore fin da piccolo. Quando venne pubblicato Libera nos a Malo, nel 1963, ero un bambino, ma ricordo ancora mio padre e mio zio che se lo leggevano a vicenda e ridevano come pazzi. La sua influenza, anche involontariamente, è stata molto forte. C’è nei suoi libri una combinazione di stile comico e di riflessione malinconica che mi piace enormemente, e che forse ha contagiato anche questo libro.
La storia parte da Padova, nel 1999, quando il vescovo, Antonio Mattiazzo, le affida il compito di studiare il DNA del presunto corpo dell’evangelista Luca. Cosa si aspettavano di scoprire?
Mattiazzo è stata una persona illuminata: ha capito che l’occasione della riapertura della tomba di San Luca avrebbe offerto a molti scienziati la possibilità di scoprire cose interessanti e insolite. Volevano che studiassi il DNA di quel corpo, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti