Dopo i contributi di Walter Siti, Francesco Pacifico, Filippo D’Angelo, Marco Rossari, Silvia Pareschi, Luca Ricci, Ilaria Gaspari, Ernesto Aloia, Fabrizio Patriarca e Cristina Brambilla continua la serie di pezzi sull’arte della scrittura pubblicati grazie alla collaborazione di Snaporaz con la scuola Belleville.
Posizione di partenza: mani sulla tastiera, occhio sulla pagina. Chi non deriva soddisfazione fisica e un ritmo di marcia da questa pratica può dire addio alla forma. Se non sei tagliato per questo – il battito continuo dello scrivere, riscrivere, revisionare, ripartire, proporre, lanciare, rilanciare, studiare, assorbire, chiudere e andare avanti – non sei tagliato per il tempo lungo. Chi non impara la posizione o non la abbraccia per istinto può arrivare a scrivere qualcosina tra atroci sofferenze a suon di copia e incolla, ma la forma gli si ritorcerà contro.
Al livello più elementare, le famose basi, la scrittura è una trattativa costante tra la tua linea di pensiero, quello che vedi, quello che stai provando e la realtà materiale della pagina. Quando il testo comincia a girare allora il testo si produce da solo e la tua unica responsabilità come autore è lo stare dietro al testo, ovvero, startene zitto e rimanere fisicamente sulla pagina. La disciplina necessaria a produrre lavoro è quella del ballerino che deve accettare di essere un pezzo di carne; la disciplina necessaria a produrre l’altra metà del lavoro è la visione coreografica. Arrivando a un’intesa costruttiva se non alla completa fusione tra le due metà, che per quanto riguarda la pratica sul tempo lungo sono entrambe necessarie, è possibile portare al termine un lavoro e nel frattempo aver guadagnato la fluidità di pensiero – quindi la fluidità di movimento – necessaria a mettere in piedi il progetto successivo.
Pensa a te stesso come a una macchina. A un flipper, se ti fa stare più allegro. Se la tua posizione non è “mani sulla tastiera e occhio sulla pagina”, stai cercando di scrivere come terreno di rimbalzo rispetto a un fallimento in un’altra forma, perché pensi che passando dalla pagina sarà più facile, e non succederà. La pagina al limite ti restituirà il fallimento. Se la tua disciplina e l’amore del ritmo non sono sufficienti a farti stare sulla pagina Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti