Volessimo usare tinte fosche, cominceremmo dicendo che il dettato nelle scuole italiane è morto, e lo hanno fatto fuori quarant’anni fa gli autori del DPR 104/85 che ha sostituito i vecchi programmi del 1955. Nessuna condanna esplicita, semplicemente nel testo neppure una volta viene citato quello che fino ad allora era stato un esercizio essenziale nel percorso verso la capacità di “leggere, scrivere, far di conto”, a lungo obiettivo principe delle elementari in Italia. Anzi, il decreto contiene una frase messa apposta, parrebbe, per cancellare il dettato una volta per tutte: “Sembrano comunque da evitare esercitazioni scritte di lingua che non siano ancorate a un bisogno, spontaneo o indotto che esso sia, di comunicare le proprie idee e i propri sentimenti”. E c’è qualcosa di meno adatto di un dettato per comunicare idee e sentimenti?
Ma le tinte fosche non si accordano ai torpidi sommovimenti del ministero dell’Istruzione e del Merito, che oggi tutti chiamano vezzosamente MIM, forse per occultare l’imbarazzante evocazione del “merito”. Ucciso (in apparenza) nel 1985, il dettato è ancora vivo, se non vegeto: Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti