Siamo agli ultimi giorni prima dell’assegnazione dell’ottantesimo Premio Strega, in programma l’8 luglio 2026. I candidati sono passati da dodici a sei, il riconoscimento andrà a un solo romanzo. Ma un libro non si presenta mai nudo al lettore. Gérard Genette lo ha spiegato bene: un testo diventa opera solo insieme al suo paratesto, cioè a tutti quegli elementi liminari che lo accompagnano verso il lettore. Anche una copertina fa parte della sua identità e, in questo senso, è bello pensare che venga premiata insieme al libro stesso.
Ogni anno la selezione dello Strega è un osservatorio privilegiato non solo delle tendenze narrative, ma anche delle scelte del design editoriale del momento, con l’immaginario che si porta dietro. L’effetto visivo si amplifica se mettiamo insieme le copertine dei vincitori che si sono succeduti fino a oggi.
La mostra celebrativa degli ottanta anni del premio, Uno, cinque, dodici. Ottant’anni di Premio Strega, curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, al MACRO di Roma fino al 30 agosto, offre l’occasione per osservarle tutte insieme. Se, come scrive Jhumpa Lahiri, le copertine sono i vestiti dei libri, allora vale la pena chiedersi come si vestano i romanzi per presentarsi, e talvolta vincere, il più importante premio letterario italiano. Col vestito buono, naturalmente.
Al di là del racconto della genesi del singolo caso, al di là dei rispettivi autori e crediti, vederle una accanto all’altra è un colpo d’occhio che fa emergere connessioni inattese con salti temporali anche notevoli. Colori che ritornano, paesaggi che si richiamano, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti