Il sottotitolo scelto da Elsa Morante per il potente affresco La Storia pensato e scritto in tre anni, dal 1971 al 1974, era: “Uno scandalo che dura da diecimila anni”. La storia in una definizione lapidaria, insomma. Nel cuore di Roma, ambientato durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1941 e il 1947, il romanzo-fiume inizia con uno stupro, lo stupro di Gunther, un soldato tedesco, che sapeva in tutto 4 parole d’italiano (“e del mondo sapeva poco o niente”) ai danni di una non più giovane maestra, Ida Ramundo vedova Mancuso, su un piccolo divanetto arruffato. Da quella violenza nascerà, poi, Giuseppe, detto Useppe. Era vedova anche Cesira, la contadina protagonista di uno dei romanzi più interessanti del marito di Elsa Morante, Alberto Moravia, La ciociara, frutto della vita trascorsa dalla coppia di scrittori fuggiaschi a Fondi, in Ciociaria, durante i nove mesi di occupazione tedesca, tra l’8 settembre 1943 e il maggio ’44. Il romanzo doveva titolarsi semplicemente Lo stupro, come quello brutale, vissuto dalla figlia di Cesira, Rosetta. Dentro una lettera, Alberto Moravia a Valentino Bompiani, il suo editore, nel 1956, scriveva: “Il titolo più appropriato sarebbe Lo stupro”. Ma il romanzo, “una cronaca della guerra, un libro sugli orrori della guerra” come lo definisce Moravia, mantenne il suo titolo La ciociara, anche nel celebre film di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica.

Si dice che in guerra e in amore sia tutto lecito, ma la parola “amore” non si trova tra le pagine del prezioso libro Lo stupro di massa come arma di guerra pubblicato dalla casa editrice mantovana Oligo, opera della giovane studiosa Cecilia Frignani. L’autrice

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