Nel video la forma rotonda del robottino delle pulizie è ancora ben riconoscibile nonostante le modifiche. Sui lati sono state fissate delle placche di metallo che danno all’apparecchio un aspetto più massiccio, ma soprattutto nella parte superiore è montato un braccio meccanico a cui vengono agganciate di volta in volta diversi tipi di armi: un’ascia, un martello, un forcone, una katana, una motosega. In quello che sembra essere un parcheggio il robot, nelle sue diverse ma sempre bellicose configurazioni, fa allegramente a pezzi alcune assi di legno, della frutta, un vecchio televisore, tra le grida di entusiasmo di un pubblico che rimane fuori dall’inquadratura.
È uno dei tanti video che compaiono su YouTube scrivendo “Doomba” nella barra di ricerca. La parola Doomba è una crasi tra doom (che in italiano si può tradurre come “sventura”, “rovina”, “destino tragico”) e Roomba, il nome del più noto robot domestico per la pulizia dei pavimenti; è il termine con cui su internet ci si riferisce alle versioni del modello di aspirapolvere automatico modificate per trasformarlo in una sorta di bizzarra arma semovente. Come molte cose nate o diventate famose su internet, i Doomba non paiono avere nessun vero scopo, se non quello di essere oggetti strani o divertenti, ma hanno comunque generato tutta una loro mitologia memetica.
Quello che possiamo dire con sicurezza, però, è che i Doomba non servono a pulire il pavimento: sono casi da manuale di misuse, ovvero di uso improprio della tecnologia, una pratica multiforme, che può applicarsi a praticamente qualunque macchina e per una moltitudine di motivazioni e scopi diversi (artistici, di attivismo politico, ma anche puramente goliardici). All’indagine intorno alle possibili forme di misuse è dedicato il nuovo libro di Valentina Tanni, Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia, da poco pubblicato da Einaudi.
Se ogni forma di tecnologia porta con sé un set di regole più o meno esplicite che ne definiscono gli scopi e i corretti utilizzi, il misuse è tutto ciò che rompe deliberatamente quelle regole o che ne inventa di nuove e impreviste
Tanni – storica dell’arte, curatrice e docente – porta avanti da anni ricerche sul rapporto tra arte e tecnologia. Nei suoi Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti