Le proteste, la repressione e soprattutto i morti che hanno infuocato le strade di Teheran, rischiano di essere non capiti o volontariamente strumentalizzati senza conoscere la storia e le dinamiche politiche iraniane. In questo può esserci d’aiuto uno sguardo obliquo, costituito dagli intellettuali iraniani in esilio in Italia che almeno dagli anni Dieci del Duemila raccontano il loro paese, soprattutto nell’arco cronologico che va dalla caduta dello Scià nel 1979 e dal conseguente arrivo al potere di Khomeini fino ad oggi. Scrittori come Bijan Zarmandili (che in L’estate è crudele, edito nel 2007 da Feltrinelli, raccontava anche l’esilio romano degli studenti comunisti iraniani) e Hamid Ziarati (che aveva esordito nel 2006 con la saga familiare Salam, maman, pubblicata da Einaudi) avevano iniziato a tracciare la mappa di un paese complesso, contraddittorio, in ogni caso ben lontano dalle semplificazioni che si leggono sui media generalisti italiani.
A loro si è aggiunto da qualche anno Majid Bita, che attraverso il fumetto ha raccontato l’Iran e l’esilio con due opere maggiori: Nato in Iran, del 2023, e il più recente L’autobus incantato (2025), entrambi editi da Canicola. Quando si parla di romanzi grafici che raccontano (anche) la storia iraniana è difficile non pensare a Persepolis di Marjane Satrapi, vero e proprio tournant sul tema, il cui primo volume venne pubblicato già nel 2000. Ma in generale il vicino Oriente è stato di recente raccontato in diversi fumetti, che partono dall’autobiografia degli autori/protagonisti per delineare gli stravolgimenti politici del Mediterraneo meridionale: dal Libano di Charles Berberian (Une éducation orientale), passando per la Tunisia di Takhoua Ben Mohamed (La rivoluzione dei gelsomini) fino alla Libia e alla Siria di Riad Sattouf (L’arabe du futur), che è diventato un best-seller internazionale.
Quello descritto è un mondo in bilico, che ben rappresenta la condizione dell’esiliato, a metà fra due luoghi, due lingue e due culture, capace e incapace al tempo stesso di appartenere a entrambe, in un costante movimento che lo avvicina e lo allontana ora a una ora all’altra
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