Sierra Nevada, 23 febbraio 1996: è il Mondiale di sci, la seconda manche della gara di slalom gigante. Alberto Tomba, dopo una prima manche perfetta, parte con sessantacinque centesimi di margine sullo svizzero Urs Kälin. Ma alla nona porta le cose si mettono male: Tomba va giù, tocca la neve con un braccio. «Nooo!» grida Bruno Gattai alla telecronaca. Sembra finita ma non lo è: facendo perno sul braccio, e con un colpo di reni fenomenale, riesce a rimettersi dritto e a continuare la gara. «Incredibile come ha fatto a star su!» chiosa Gattai, quasi incredulo, dopo che Alberto è riuscito a tagliare il traguardo con quarantaquattro centesimi di vantaggio che valgono la sua prima medaglia d’oro a un Mondiale.
È un episodio – la vittoria nonostante l’errore, la vittoria resa più spettacolare proprio in virtù dell’errore – che racconta molto di Tomba. Ma raccontano molto di lui anche i commenti che si trovano su YouTube sotto il video dell’impresa che, come spesso accade, sono infusi di una nostalgia un po’ dolciastra: «Ricordo che l’Italia si fermava per guardare il grande Alberto Tomba»; «Non sono un appassionato di sci, ma Tomba era appassionante. Dopo tanti anni è ancora indimenticabile»; «Grazie di tutto Alberto, campione inarrivabile! All’epoca vidi la manche in piedi davanti al televisore e alla fine piansi di gioia»; «Da quando si è ritirato non ho più visto una gara di sci»; e così via.
L’epopea del campione è ripercorsa da un libro uscito da poco per 66thand2nd, La bomba. Lo spettacolo di Alberto Tomba, di Giuseppe Pastore, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti