Da buon etero, mi capita di fare quello che fanno tutte le persone normali come me: seguire diverse signorocce discinte su Instagram. Mi piace osservarne i comportamenti, le pose, fare tesoro dei loro consigli pratici ed esistenziali da persone cacio e ova. A volte hanno anche dei culi a dir poco croccanti.
Ultimamente sono preoccupato perché le sento lamentarsi. Non più solo video ammiccanti, ma strazianti grida alla moda di Laurie Strode in Halloween – La notte delle streghe. Il nemico in questo caso non è Michael Myers, ma ha un nome più severo, quasi da Ventennio: tassa etica. Al posto delle coltellate, il 740. Lo spieghiamo per i bambini che mi leggono: la tassa etica altro non è che un’addizionale del 25% sui redditi derivanti da attività pornografiche con penetrazioni, fellatio, ani, affini e quanti di paraffini. Una sorta di dazio morale: produci peccato? Paghi sovratassa. La gabella in questione mira a colpire attività ritenute non etiche, applicandosi anche a quelle che i neonati di oggi chiamano “creator digitali”.
Gli intellettuali italiani prima di formarsi un’opinione propria si chiedono sempre: cosa ne pensa Gori? Beh, mi pare di sfondare una porta aperta dicendo che trovo la tassa etica ingiusta e abominevole, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti