Fu Pericle a “produrre”, nel 472 a.C., la prima messinscena dei Persiani di Eschilo, unica tragedia a tema storico anziché mitologico, ma – mi raccontano Simone Derai e Marco Menegoni, ovvero Anagoor – anche l’unica cui furono concesse repliche negli anni successivi, questo perché, secondo la teoria formulata da Luciano Canfora, gli ateniesi volevano proclamare in modo netto la loro superiorità rispetto alla popolazione persiana – malgrado l’empatia con gli sconfitti possa considerarsi al cuore dell’opera – e inculcarla nella mente dei cittadini così da giustificare la guerra fratricida contro Sparta. Anagoor debutterà con la propria versione “non classica” dei Persiani nella primavera prossima, proponendone un “attraversamento” non impostato sulla presunta empatia dei vincitori Greci, bensì incentrata, anche dolorosamente, sul punto di vista degli sconfitti. 

L’atavica inesorabilità della violenza è, invece, al centro della messinscena che della tragedia eschilea ha recentemente (repliche fino al 28 giugno) ideato Giovanni Ortoleva per il Teatro della Tosse di Genova. Il giovane regista e autore (classe 1991) scarnifica la tragedia,

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