È passato da poco il primo anniversario della morte di papa Bergoglio e dell’elezione di Leone XIV: in questi dodici mesi le interpretazioni sul magistero pontificio di Prevost e sulla continuità o meno con il pontificato di papa Francesco hanno subito una serie di oscillazioni. Tanto da parte di chi sperava in una correzione di rotta quanto di chi invece si augurava un pontificato in continuità con il precedente, si è scrutato l’orizzonte con la stessa tensione posta dal nocchiero della Pinta nella speranza di vedere la terra.
Di certo nel corso dei suoi primi mesi ha tirato un sospiro di sollievo chi considerava lo stile di papa Francesco poco consono al ruolo da lui ricoperto, mentre è prevalsa la delusione tra gli “orfani” di Bergoglio, scontenti di uno stile troppo timido rispetto al linguaggio diretto del predecessore.
Sicuramente Leone non ha il carisma comunicativo di Francesco, e la sua formazione teologica di agostiniano sembra predisporlo più al pensiero riflessivo che all’azione, ma nell’ultimo periodo sembra esserci stato un profondo mutamento Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti