Se si esclude il trucco del miele sul bordo del bicchiere, restano due soli atteggiamenti possibili di fronte a una medicina amarissima. C’è chi preferisce chiudere gli occhi, irrigidire il petto e lasciarsi attraversare con brutale rapidità, e chi, come il sottoscritto, sceglie invece di sorseggiarla, come una bevanda, nella speranza che lo sforzo protratto nel tempo risulti, alla fine, meno doloroso.
Questa medicina, insomma, si chiama Lo sbilico (Einaudi, 2025), ultimo libro di Alcide Pierantozzi – «scrittore in liquidazione», come si definisce –, già autore di L’uomo e il suo amore (2008) e Ivan il Terribile (2012), entrambi pubblicati da Rizzoli. Non sorprende che molti lettori si siano riconosciuti in una delle due modalità di lettura, perché si tratta di un romanzo amaro: un’autobiografia psichica e spietata, in cui un uomo – che promette di coincidere con il suo autore – racconta, senza retorica né infingimenti, la propria malattia mentale: «Mi chiamo Alcide Pierantozzi e sono un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido».
I diversi capitoli snocciolano in presa diretta le crisi che colpiscono il protagonista, Alcide: allucinazioni, deliri, umore disforico. Tutto chiama in causa il difficile rapporto con una Realtà pulviscolare e friabile, pronta a sgretolarsi al minimo scossone, all’imprevisto più lieve. La fatica di tenerla unita, di impedirne la frantumazione – e poi di recuperarne i frammenti con meticolosità e pazienza – è, al tempo stesso, il tema e l’utopia del libro. A cominciare dal passato della voce narrante e dal suo rapporto lacerato con il presente.
C’è l’infanzia, trascorsa con la nonna nello scannatoio a recidere la gola di galline e conigli con un paio di forbici («tutto faceva zaczac, ogni cosa andava in tralcio sotto la roncola di quel suono», si legge nel capitolo Apocalisse degli animali); poi la giovinezza, vissuta a Milano – città che, per il protagonista omosessuale, si configura come spazio di una felicità possibile; infine Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti