Pare assurdo approcciare una scrittrice dal secondo capitolo di una saga narrativa iniziata due anni fa con Pelleossa (Minimum Fax). Ma nel caso di Malotempo mi pare la scelta più azzeccata.

Sono passati venticinque anni da quando, nell’immaginario paese siciliano di Santafarra sotto l’infuriare della Seconda guerra mondiale, Paolino Rasura ha scelto per caso lo strano scultore autodidatta Filippu come solo amico. Filippu si è rifiutato di fare il pescatore, non parla e soprattutto non pensa come gli altri: la sua stranezza sta soprattutto nella convinzione di essere l’unico autore del proprio destino, di vivere in un tempo che scorre diversamente rispetto a quello degli altri. Non lo subisce, ma sembra plasmarlo attraverso la sua immaginazione. Anche per questo, Filippu ha popolato di Teste scolpite da lui (Pirandello, Toro Seduto, Freud, pezzi di un pantheon lunatico e indistruttibile), il “luogo sacro” del Giardino: lì, ha provato a insegnare a Paolino l’impossibile, come diventare grande senza mai arrivare a essere adulto come gli altri. 

Ma Paolino non è stato all’altezza. È il 1968, e ormai siamo lontani da Santafarra, intrappolati con Paolino a Palermo, nel pieno dello sfregio edilizio che in circa dieci anni annienterà ogni forma del passato. Non più ragazzo, Paolino è riuscito a essere fedele alle verità di Filippu solo nella scelta, compromissoria e infelice, di dipingere carretti. Il ritorno a Santafarra per partecipare al funerale del suo maestro sembra il chiodo nella bara del suo destino: anche perché il Giardino, che ormai non gli dice più nulla, sta per essere spazzato via dal progetto di una superstrada.

Un grande romanzo “siciliano”, una saga familiare in corso d’opera, una storia bifocale su quello che volevamo essere da bambini e, invece, siamo stati costretti per inerzia a diventare: può darsi, o almeno così è stato nella mia esperienza, che per entrare a occhi aperti in Malotempo e apprezzarlo come merita, ci si debba prima liberare di tutte queste etichette ricorrenti fra i suoi lettori, o

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