Il fascismo, in Italia, non è mai tornato. Se al governo oggi ci fossero i fascisti, un docufilm come Vita di un uomo – Ungaretti, prodotto da Anele, Rai Documentari e Luce Cinecittà con il contributo di Rai Teche in associazione con Kublai Film, realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, non sarebbe mai andato in onda o avrebbe avuto un taglio completamente diverso. Quale migliore occasione, infatti, per un ipotetico governo neo-fascista, di rivendicare la lunga fedeltà al regime e a Benito Mussolini del più grande poeta italiano del Novecento? Ma di quella fedeltà, nella Vita di un uomo interpretata e diretta da Massimo Popolizio con Mario Vitale, da un idea di Davide Rondoni che assieme a Peter Exacoustos firma anche la sceneggiatura, in anteprima mercoledì 28 gennaio al Maxxi in presenza del Ministro della Cultura Giuli, da quella stessa sera in esclusiva su RaiPlay e venerdì 27 febbraio in prima serata su Rai 3, non c’è nessuna traccia.
Sui rapporti tra Giuseppe Ungaretti e il fascismo ci sono pochi dubbi. Il poeta conosce probabilmente Mussolini nel 1914 e nel ’19, tornato a Parigi alla fine della guerra, comincia a scrivere sul «Popolo d’Italia» come corrispondente dalla Francia. E alla fine di quell’anno pubblica per Vallecchi l’Allegria di Naufragi, dove compare per la prima volta, in testa alla poesia Popolo, una dedica al duce che resterà almeno fino all’inizio del ’43, quando esce per Mondadori una nuova edizione dell’Allegria, la cui premessa contiene anche alcune righe del tutto esplicite sull’idea che Ungaretti aveva di Mussolini. Parlando di Popolo, infatti, il poeta scrive: «Suggerita nel 1915 dall’Uomo che s’affacciava allora per la prima volta al suo cuore, intitolata a Lui nell’edizione del 1919 e nella presente, Popolo, pure essendo cosa futilissima davanti alla grandezza di fatiche che rinnovano l’Italia, è per il poeta l’immagine della fedeltà e per questo fra tutte le sue poesie, la più cara».
La poesia per il duce, nel ’43, è la più cara a Ungaretti. Negli anni del regime il poeta non esita infatti a definirsi fascista in pubblico e in privato, e firma nel 1925 il Manifesto degli intellettuali fascisti. Nel 1922, subito dopo la marcia su Roma e proprio nei giorni in cui Mussolini forma il primo governo, così scrive al duce per chiedere e ottenere una prefazione alle sue poesie: Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti