Introducendo le sue lezioni su Spinoza all’Università di Saint-Denis, Gilles Deleuze ha riflettuto sul fatto che per secoli la pittura e la filosofia non hanno potuto fare a meno di Dio. Il filosofo francese prova a comprendere la necessità del divino sottolineando come questo, «lungi dall’essere una costrizione per il pittore, costituisce il luogo della sua massima emancipazione». Prendendo a esempio il caso di El Greco e il suo rapporto con le figure del cristianesimo, Deleuze suppone che Dio si trasformi in un mezzo per la «liberazione delle forme», «per spingerle sino a un punto in cui non hanno più nulla a che vedere con l’illustrazione». Per certi versi sembra obbedire a una simile catena logica anche il senso di fascinazione che gli scrittori avvertono nei confronti di scienziati che hanno portato il loro campo di studi verso un piano ulteriore e, prima di loro, impensabile.
Sembra abitato da una simile intuizione narrativa anche il nuovo romanzo di Gennaro Serio, Il viaggiatore breve (pubblicato da L’Orma), in cui l’attenzione è puntata su una figura fondamentale nella storia dell’astronomia, e delle scienze tutte, Edmund Halley («Bisogna subito dire che questo viaggiatore è molte cose, e certamente uno scienziato – astronomo, matematico, cartografo, geologo, fisico» Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti